Son sempre i migliori che se ne vanno.

 

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Oramai stava tirando gli ultimi. Il respiro era pesante, ed ogni movimento era doloroso. Giaceva esangue, davanti al portone. Cancello 5. Lo aveva attraversato per anni, non ricordava più nemmeno da quando. Le immagini andavano e venivano, nei momenti di lucidità. Non riusciva più a distinguere se quello che vedeva era reale o se erano flashback che si sovrapponevano.

Forse era vero che alla fine si rivede il film della vita. Il primo giorno, con quella tuta nuova e stretta, che la madre non era riuscita a sistemare, e che gli tirava nel cavallo. I primi scioperi, le prime assemblee.

E la bianchina, comperata a rate, poco dopo il primo stipendio. E poi la moglie e la fabbrica, i figli (due) e il tornio, la pressa.. Tutto affastellato, senza soluzione di continuità, in un piano sequenza senza stacchi e senza pause.

E i rumori.. il frastuono delle presse, le grida dei cortei, gli scoppi dei lacrimogeni, le sirene di fine turno e dei blindati che si sovrapponevano, in un solo unico rumore di fondo. Chiuse gli occhi, dolcemente.

Era finita una storia, era morto il Lavoro. Lo spazzarono via, prima del cambio turno.

Son sempre i migliori che se ne vanno.ultima modifica: 2011-01-11T11:36:00+01:00da saturninoz
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