Io li ho visti gli occhi delle donne di Srebrenica.

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Io li ho visti gli occhi  delle donne di Srebrenica. Era una notte del dicembre 1995, a Tuzla. In quella città sepolta dalle ceneri delle acciaierie e della Yugoslavia, in una stanza, senza luce, senza riscaldamento.

Eravamo andati a portare aiuti umanitari, e ci eravamo fermati da conoscenti, sulla strada per Sarajevo. In pochi ancora sapevano cos’era successo a Srebrenica.

Ma poi abbiamo visto gli occhi delle donne di Srebrenica. Occhi quasi chiusi, per non fare uscire le lacrime. Bocche strette, di poche parole. Erano a Tuzla, ospitate in case bombardate. All’inizio ci dissero che aspettavano i mariti. La serata era fredda, fuori. Dentro la casa, una piccola festa, con dolci poveri e alcool portato da noi.

Poi, senza motivo i racconti arrivarono.  Difficili, mal tradotti, stentati. Ma era impossibile non capire che non c’era più nessuno da aspettare, che l’orrore era rinato, nel cuore dell’europa.

Oggi sappiamo che furono 8.000 i bosniaci mussulmani uccisi. Per religione e per sesso. Con fredda determinazione e con menzogne illusorie. Con la complicità del contingente ONU, degli olandesi senza onore, che alla fine si fecero fotografare sorridenti col boia, ad imperituro ricordo.

Ma io li ho  visti gli occhi delle donne di Srebrenica, nella notte più fredda di quest’europa vigliacca.

Io li ho visti gli occhi delle donne di Srebrenica.ultima modifica: 2010-07-11T20:22:45+02:00da saturninoz
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