storia di minuto orgoglio professionale

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Questa volta il suo turno stava proprio per finire. Mancavano pochi giorni e il suo contratto sarebbe scaduto.
Il problema è che era un precario, e che difficilmente gli avrebbero confermato il posto. Sua madre glielo diceva sempre di tenersi aggiornato, di non fissarsi troppo.
Ma lui niente, testardo, aveva tenuto duro “C’è un sacco di tempo davanti, almeno per un anno questo posto è sicuro” si era detto, quando l’agenzia gli aveva trovato il posto.
E poi si era trovato come trascinato dagli eventi, giorno dopo giorno. Lui aveva cercato di essere meglio di quelli che l’avevano preceduto, e su alcune cose c’era anche riuscito.
Ma il grosso del lavoro era già stato impostato, e non aveva potuto fare molto.
La cosa che più gli pesava era proprio questa, che tutti o quasi (almeno in pubblico) lo trattasero come una sciagura, come se fosse stato lui a fare tutti quei guai.
Come se fosse colpa sua delle borse che erano crollate o delle bolle speculative esplose. O delle guerre sbagliate o delle alluvioni, dei terremoti.
Avrebbe però terminato il suo lavoro, fino all’ultimo. Preciso e professionale avrebbe atteso l’ultimo minuto, l’ultimo secondo, prima di dimettersi. Mica era un 2012 qualsiasi, lui. 
In fondo era un anno professionista, ed aveva una tradizione da rispettare.
storia di minuto orgoglio professionaleultima modifica: 2009-12-29T00:27:00+01:00da saturninoz
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4 pensieri su “storia di minuto orgoglio professionale

  1. saturnino..mica ce’ semo incontrati l’altro giorno al bar??? costanzo insiste nel dire che ce sono i conti da chiudere…hao che voi che li pago io? e fatte trovare ,, casomai . se propio
    non vuoi piu’ collabborrare con tre strip…. si puo’ sempre pensare di trovarti un posticino
    al corriere della sera…….me’ giunta voce che cercano un ….. … eh’ deciditi…. ho de qua’, o de la’…….

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