Il paradigma Tartaglia

 

Commentare la vicenda dell’aggressione a Silvio Berlusconi necessita di una premessa. Le aggressioni personali vanno aborrite, chiunque ne sia responsabile. La violenza non può essere il modo di risolvere alcun conflitto, soprattutto in campo politico.

Detto questo però la vicenda in discussione mi pare che rappresenti molto bene la situazione della società italiana. L’aggressione di un singolo al Dominus del paese mi sembra perfettamente in linea con il clima che chiunque può vedere in Italia.

In un paese sempre più rancoroso e senza visioni ideali, dove la soluzione dei problemi è sempre o quasi legata al piano personale, mi sembra che nell’atto di un folle non ci sia solo la sua pazzia, ma che in qualche modo, come spesso i più sensibili sanno fare, ci sia una capacità di sintesi della nostra quotidianità.

I modelli culturali sempre più individualistici proposti e vincenti in questo paese portano l’individuo ad essere sempre più solo di fronte alle difficoltà del vivere quotidiano. Il lavoro si trova solo se si hanno conoscenze e amicizie personali, grazie alla raccomandazione. Il successo nella vita è sempre più legato alla capacita soggettiva di utilizzare strumentalmente quanto abbiamo a disposizione, spesso in maniera fraudolenta, tanto che in questo paese si distinguono più i delinquenti (vedi corona) che i meritevoli.

La stessa politica è sempre più legata al contingente e manca di un respiro collettivo e di lungo periodo, almeno da dopo la caduta del muro di Berlino e la fine delle ideologie.

Oramai sono diverse legislature che non si vota più per un’ideale ma per un uomo, definito con nome e cognome. Non si discute più di piani ideali, ma se tizio è l’uomo giusto per garantire i propri interessi, che diventano il termine di paragone unico, indiscutibile, totalizzante.

In questo quadro si pone l’azione di un pazzo, che fa diventare concreto il patto con gli italiani e anzi lo evolve nel patto con l’italiano, tra Silvio e Massimo. Il salto che ha compiuto Tartaglia è quello di trasferire nel mondo della politica quello che succede spesso, troppo spesso, tra due automobilisti che litigano, in una riunione di condomini litigiosi, tra tifosi di squadre avverse. Ci si mena.

Difficile in questa visione caricare sulle spalle del malato l’intero peso della vicenda. Certo l’incapacità della nostra società e della sua classe politica di mantenere una alterità della politica nei confronti del vivere quotidiano è corresponsabile di quanto successo. E di questo ne sono responsabili tutti. Ma forse di più chi, avendo una storia più lunga e più profonda non ha saputo mantenere alto il livello del vivere politico, lasciando spazio a chi, come Berlusconi e la Lega, ha fatto dell’iperbole politica lo strumento di raccolta del consenso. Penso che la sinistra abbia maggiori responsabilità, non certo dirette, ma dovute alla sua incapacità di mantenersi al passo con un paese ed un mondo che cambiava.

Il paradigma Tartagliaultima modifica: 2009-12-14T14:57:00+01:00da saturninoz
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento