Basta me ne vado. (un incubo costituzionale)

Storm and devastation at college

 

Si svegliò di colpo, come per un improvviso scrollone. Dopo un momento di discoglionamento mattutino, si rese conto che c’era qualcosa di diverso, di anormale.

Fuori c’era una tempesta, sentiva la pioggia e fulmini che spaccavano un silenzio innaturale, per quell’ora.

Non capì subito cos’era, ma una sensazione di sbagliato gli rimase addosso. Si alzò, breve sosta in bagno, come tutte le mattine, e qui il primo problema: non c’era l’acqua. Dannazione, e non aveva neanche delle monete per sbloccare il contatore! Imprecando come un portuale (chissà perchè si diceva così, non sapeva neanche cosa fosse un portuale) maledì la nestlè, che gestiva l’acquedotto e che aveva sistemato i nuovi contatori a gettone. Almeno avessero messo il lettore per carte di credito, sti deficenti!!.

Fu però arrivato in cucina che si rese conto di qual’era il problema. La Tv era spenta. Non succedeva da.. oddio non era mai successo prima. Provo ad armeggiare con i tasti e il telecomando, ma nulla, nessuna immagine comparve, solo un grigio sfarfallio dal video e qualche scarica. “che cazzo stà succedendo oggi?” si disse mentre apriva la finestra per guardare fuori.

In strada era un macello, auto abbandonate, autobus lasciati con le portiere aperte, Camion di traverso sulla carreggiata. E gente, gente a piedi dappertutto.

Uomini, donne, bambini, a piedi e in bici, girovagavano da tutte le parti, senza un senso apparente, come se tutti fossero senza imput, senza comandi.

Vista l’impossibilità di farsi un caffè (non funzionava neanche la cucina, vai a capire) scese veloce di sotto. Mentre faceva le scale, vide che alcuni appartamenti avevano la porta aperta come se gli abitanti se ne fossero andati di corsa, fettolosamente.

Nella guardiola non c’era nemmeno il solito agente della sicurezza, e ci mise un momento per aprire il portone blindato.

L’angoscia della situazione lo stava prendendo, gli entrava nella mente come un tram .Che diavolo era successo quella notte? Si guardò intorno impaurito e sgomento. Niente, nessun volto conosciuto, nessuno al quale chiedere qualcosa, solo gente sconosciuta che vagava, persa come lui, in una città bloccata, spenta, straniera.

Istintivamente si diresse verso il centro, quando gli capitò tra le mani la spiegazione. Un volantino con scritto:

“A tutti i cittadini:

Sono la vostra Costituzione e visto che non interesso più a nessuno, dopo settant’anni me ne vado. Auguro a tutti buona fortuna, ma ho avuto una proposta da un paese tropicale, con un clima decisamente migliore e dei cittadini molto più simpatici, e quindi, non me ne vogliate, ma vi lascio.

In questi anni io ho cercato di svolgere al meglio il mio lavoro, anche se non tutti pare che l’abbiano gradito.

Ora ci attende ad entrambi un nuovo futuro, che spero siate in grado di gestirvi. Cordiali saluti.”


Basta me ne vado. (un incubo costituzionale)ultima modifica: 2009-12-12T12:17:00+01:00da saturninoz
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3 pensieri su “Basta me ne vado. (un incubo costituzionale)

  1. ci furono giorni , e poi notti di panico assoluto sulla terra italia..il capo popolo per eccellenza era diventato furibondo..andava gridando a destra e a manca sbattendo il cranio per cercar di risolvere i suoi problemi ..come era possibil tutto cio’, lui, il supremo essere , magnifico e magnificato da meta’ popolo italico , era stato messo in discussione da giordano bruno…come poteva costui osare cosi’ tanto…??? sua maesta’ scuinzaglio’ i mastini , libero’ le guardie nere ,e diete mandato al suo caro avvocato di querelar chiunque provasse solo a pensar di seguire l’esempio del giordano bruno… erano tempi cupi , per il bel paese ..il popolo mormorava, il sovrano preoccupato da tutto cio’ .. aveva anche le sue gatte da pelare .. per dindirindina ..come uscire dal qui pro quo’…ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh un mortaretto al di
    e la vie se plu facil

  2. e i fiumi si tinsero di rosso, le notti di viola. gruppi di venditori televisivi si aggiravano armati di pentole e materassi nei sottopassaggi delle metropolitane, con sorrisi cancerogeni e offerte speciali. Nei cuori del popolo oramai la speranza era sparita, nascosta da siliconici trapianti, sostituita con comparsate televisive. Per fortuna la cometa di natale piombò in quel declino postglobalizzazione, schiantandosi sullavilla di arcore.

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