Amori strani, amori stranieri

Le accarezzò la testa. Toccare quei capelli ramati lo tranquillizzava, nel buio della sera. Si erano conosciuti da poco, per caso.

Due chiacchiere sull’autobus, quel tratto di strada in comune, delle battute sparate un poco a caso. 

E di colpo si ritrovò a pensarla, senza accorgersene. Al suo buffo modo di dondolare la testa mente parlava, a quei capelli rossi, vaporosi, invitanti. Sembrava un fuoco al quale riscaldarsi, una luce da seguire, nel buio della sua solitudine.

Lei era straniera, asiatica, forse indiana. Era da poco che stava in città, e non parlava molto. Però i suoi occhi erano sufficienti, e la sua risata un esplosione di gioia. Rideva in modo strano, o almeno così pareva a lui. Buttava la testa all’indietro e riempiva l’aria della sua risata, aperta, forte, quasi sguaiata.

Ecco quello che non capiva era perchè non ci fosse stata, perchè quando lui aveva allungato le mani, nel buio della stradina, lei avesse smesso di ridere e fosse diventata muta, silenziosa. Non capiva perchè quegli occhi di colpo avessero smeso di brillare ma si fossero appannati, muti e dolorosi. L’aveva dovuta colpire, per farglieli chiudere. Aveva dovuto tapparglieli, che non smettevano di fissarlo.

Dopo poco ( o molto, non ricordava) lei aveva messo di muoversi, di puntare il suo sguardo su di lui. lasciò quindi la presa sul suo viso, sul suo collo, e finalmente potè baciarla, toccarla, averla.

Peccato solo che da quando l’aveva legata in cantina non volesse più ridere con lui. Ma i fondo era una straniera, cosa vuoi pretendere…

Amori strani, amori stranieriultima modifica: 2009-10-28T00:30:00+01:00da saturninoz
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