lacrime

 

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Piangeva, tornando a casa. Era imbarazzante, piangere. Aveva iniziato sull’autobus, alla fermata Castello, e non era più riuscito a fermarsi. Per fortuna non era un pianto a dirotto, ma lento, continuo. Era iniziato di colpo, non ricordava neanche perchè, ma di colpo aveva avuto una smorfia quasi dolorosa e aveva iniziato a lacrimare. Un pianto lento, con solo qualche singhozzo, costante. Sul pullman il vicino aveva chiesto, delicatamente, se c’era qualcosa che non andava.

Ma lui non aveva saputo rispondere. A pensarci non c’era niente di diverso da ieri. Stesso lavoro, stessa casa, stessa famiglia. Nessun lutto, nessuna perdita. Insomma una normale giornata.

L’imbarazzo di questa situazione l’aveva però costretto a guardarsi attorno. Anche solo per rendersi conto di quanto fosse evidente il suo piangere.

All’inizio non sembrava che la cosa fosse notata, per fortuna. tutti stavano assorti nei loro pensieri, senza far molto caso a lui. Ma piano piano si era reso conto che non era l’unico, a piangere.

Certo, gli altri erano più scafati, meno evidenti. c’era chi aveva occhiali scuri, chi cappelli ampi, chi leggeva il giornale tenendolo alto e coprendosi il volto. Anzi, ad un certo punto, qualcuno gli aveva ammiccato, sorridendogli, e facendo il gesto di offrire un fazzolettino. A conti fatti più della metà della gente aveva gli occhi umidi, o almeno arrossati.

Strano prima non ci aveva mai fatto caso. E la cosa era continuata anche una volta sceso dal bus. All’edicola l’omino dei giornali (si proprio quello che gli dava sempre una battuta, un saluto) era con il fazzoletto in mano, e lo stesso per il netturbino. Occhi rossi, visi segnati. Sembrava un’epidemia silenziosa, e chi ne era colpito, manteneva uno stretto riserbo, una compiaciuta afasia in relazione alla vicenda.

E poi era successo. Mentre girava l’angolo della metropolitana aveva praticamente investito una ragazza che procedeva in senso opposto. “scusi, non l’avevo vista” ” ma si figuri è colpa mia, sa mi stavo sssofffiando il naso..” bugie. il loro sguardo si era intrecciato e la verità era scoccata come una scintilla ad alto voltaggio.

Stavano piangendo tutti e due, allo stesso modo, senza una ragione. In un attimo  ambedue avevano capito che erano nella stessa situazione, uguali. ” Ma a te capita da molto'” aveva chiesto lui, esitante. ” Si, da due mesi”, ” E cosa pensi che sia? si può fare qualcosa? ho visto che siamo in tanti ad essere conciati così!!”

L’aveva investita di domande, come un torrente in piena, contento di poter finalmente condividere l’angoscia di questa cosa sconosciuta e straniera.

Lei l’aveva fermato, appoggiandogli una mano sulle labbra. Dopo un attimo,ed uno sguardo profondo, gli rispose “Aspetta, fermati. Allora.. non so cos’è e non so se si può fare qualcosa, ma non voglio farci qualcosa. E come me tutti quelli che hai visto piangere in silenzio. La cosa è iniziata qualche tempo fa, e si è sparsa come un contagio. Ma a me, anzi a tutti noi, piace, non ci disturba.

Vedi, è un poco fastidiosa, certo, ma almeno ci fa sentire vivi. Ma guardati intorno, guarda questo mondo. Morte, distruzione, bombe, guerre. Si ammazzano per due lire o anche meno, si sfruttano bambini,donne, animali. Per un guadagno personale si struprano persone e natura, anche sapendo che prima o poi moriremo tutti per i disastri che si combinano.

Ma da quando piango, anzi da quando piangiamo, almeno ne siamo consapevoli. Nell’elaborazione di un lutto, dopo la rabbia, viene il pianto.

Forse poi saremo pronti per il cambiamento. Ecco perchè noi tutti, stiamo piangendo. Per poter poi continuare a vivere”.

Lui tacque, silenzioso. Le lacrime erano scese copiose durante la spiegazione, segnandogli il volto, colando sul collo.

“Hai un fazzoletto?” fu la sua risposta.

lacrimeultima modifica: 2009-03-30T20:49:00+02:00da saturninoz
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3 pensieri su “lacrime

  1. Mi vien da piangere pure a me!

    😉

    Al di là delle battute, Satù, questa è una verità perchè, al contrario, l’indifferenza e la fatuità sono il male odierno, quel che ci fa mettere la testa sotto terra per non voler soffrire, guardando e prendendo coscienza. La responsabilità del sapere è un peso. E la critica, per non essere sterile deve essere accompagnata da azioni concrete e logiche.
    A volte prende lo sconforto. Ed un sano pianto è assai liberatorio.

  2. @ Saamaya

    concordo, e penso che ci debba però anche essere un’atto collettivo, che crei una comunità. Perchè quello che cipermette di vivere meglio non può esssere che frutto di un’esperienza comune. Che purtroppo spesso è dolorosa. Ma è “dal letame che nascono i fior” e dal dolore che nasce l’amore… ciao dolce vento!

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