1° maggio, portiamoci avanti con il lavoro

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Il 25 aprile è passato.
Tra poco è il primo maggio, e mi si pone un problema.

Sono reduce da 15 anni di berluscassamento. Sono reduce dalla seconda repubblica. Sono reduce da una campagna elettorale di voti utili, ma anche di italie (rifatte) che si rialzano (da un materasso, allacciandosi la giarrettiera).

In tutti questi anni mi hanno detto che gli operai non ci sono più (tranne quando muoiono sul lavoro). Che gli operai (quelli rimasti) votano lega e forza italia. Che ormai non ha più senso la divisione in classi, perchè tutti sono proprietari e che tutti hanno azioni da qualche parte.  

In questi anni mi hanno detto che il pardone e l’operaio sono sulla stessa barca, che gli interessi sono gli stessi, tanto da candidare un padrone e un operaio nello stesso partito. Ho visto un giuslavorista (ma guarda che parola ho imparato) in lista con un partito ricevere la proposta di essere nel governo dell’altra parte. Che sono i sindacati che hanno fatto fallire alitalia, ma che hanno fatto bene. 

E mi chiedo: ma che cazzo devo festeggiare il primo maggio? e con chi? 

Lo so, forse è la bile di questi giorni che  fuoriesce, forse non è politicamente corretto chiederselo, ma perchè questa repubblica continua a festeggiare delle persone che esistono solo quando muoiono? Perchè si continua a celebrare una ricorrenza che per chi ha votato lega o forza Italia serve solo per fare un ponte e andare in vacanza? Il primo maggio nasce da istanze di giustizia sociale che (a sentir chi ha capito tutto) sono ormai un obsoleto ricordo del secolo scorso. Nato da istanze socialiste (brrr, la sola parola mette i brividi).

Perchè continuare quindi un vuoto rituale, buono solo per dare un’occasione in più di sbronza e particche a giovani amici di maria? Insomma che vadano a lavorare, e basta.

1° maggio, portiamoci avanti con il lavoroultima modifica: 2008-04-26T23:20:00+02:00da saturninoz
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3 pensieri su “1° maggio, portiamoci avanti con il lavoro

  1. Il morale non è dei migliori, è vero. Ma se ci eclissiamo tra 5 anni non si ricorderanno neanche più di noi, di quei “sognatori” nostalgici che parlano di uguaglianza socio-economica tra le persone. Se smettiamo di arrabbiarci, di discutere, di manifestare, di urlare, lo scenario diventerà sempre più lugubre, sempre più distorto. Perchè è di distorsione mediatica che stiamo parlando, carnefice della libera informazione e della libera formazione delle menti in questo Paese. Chi ha il potere di diffondere un messaggio può permettersi di dire qualsiasi cosa: che le classi sociali non esistono più ad esempio. Ma intanto ogni giorno c’è almeno un incidente sul lavoro, è l’operaio che rischia la vita per 900 euro mica l’imprenditore, mica il managerino rampante fresco di Bocconi. Si sono appropriati persino della parola “libertà” che io ora ho quasi ribrezzo a pronunciare, è stata permeata di significati economici (sarebbe più corretto parlare di liberismo…), l’hanno usata ed abusata per distinguersi dalla sinistra liberticida che vorrebbe metter freno a questa concorrenza sfrenata che non ha fatto altro che aumentare la forbice sociale….ma non ne vogliono sapere se stiamo parlando di libertà di non sposarsi e godere di uguali diritti, libertà di essere sottoposti a fecondazione eterologa, libertà di essere omosessuali senza essere discriminati….Forse hai ragione tu, forse ormai è solo facciata, ma credo sia il momento meno opportuno per mettere in discussione il primo maggio. Non ci resta che la piazza. Certo, dovrebbe essere usata molto meglio. Parlare parlare parlare. Far capire alla gente che questo modello economico è incivile, è ignobile, non è cristiano (magari usando questo argomento si convince qualcuno in più….). Opporsi a questo modello non vuol dire essere stalinisti. Non vuol dire essere castristi. Vuol dire che noi non accettiamo che un manager possa guadagnare 10.000 euro al mese solo perchè è sul mercato, è conteso tra le imprese, si vende al miglior offerente. Noi non accettiamo che un lavoratore, elemento fondamentale della produzione, colui che investe nell’impresa 8 ore al giorno, colui che rischia di essere schiacciato dalle presse, venga umiliato da questi contrattucci semestrali senza garanzie e senza prospettive. E poi ci dicono che se si alza il costo del lavoro l’impresa rischia di chiudere e tutti a casa. Sì certo. Ma intanto i padroni hanno la casa al mare, l’auto sportiva, il suv, vanno in vacanza a cortina, mangiano nei ristoranti di lusso, indossano abiti firmati. I padroni non sarebbero capaci di rinunciare a niente di tutto ciò. Non hanno idea di cosa significhi essere al limite della sopravvivenza, e urlano alla crisi se guadagnano 100 euro in meno. Questa disparità sociale mi fa vomitare.
    Scusa lo sfogo 😉 Buona domenica!

  2. festeggialo insieme a noi, peerchè non è vero che tutti gli operai votano Lega e Sforzati Italia.
    Il conflitto sociale non si esaurisce in una tornata elettorale e noi nei conflitti ci sguazziamo come pesci rossi (ovviamente) a dispetto della ex-sinistra neo-democratica e del nostro stesso sindacato che ci mangerebbe vivi (se potesse).

  3. @ valentina
    grazie per lo sfogo;-) lo era anche il mio, che voleva provare a far capire coisa si stà perdendo in questo smemorato periodo. Penso che il problema sia proprio nella distruzione del senso delle parole, con termini usati solo per i propri scopi. Ad esempio la parola lavoro è stata violentata, facendola passare da un valore ad un modo per sopravvivere. finchè non riusciremo a far tornare il valore alla parole, sarà molto difficile avere una speranza.

    @ hotmetal
    come si dice… scherzavo! non penso di abbassare la guardia (e l’attività) hasta siempre!

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