post elezioni: not in my name

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Dopo la catastrofe elettorale la sinistra ha iniziato a discutere sull’accaduto. Qualcuno si è dimesso, qualcuno lo vorrebbe fare, qualcuno lo chiede agli altri. Qualcuno ha inizato a trovere cause e a fornire soluzioni. Io,  nel mio piccolo di “militante di base” provo a dire come mi sono vissuto questa campagna elettorale. Di merda. Non sapevo che dire. Il programma ,quando andava bene, generico e confuso. La prospettiva di lavoro sul dopo elezioni era indefinita. Si stava proponendo un progetto di governo o di opposizione? e se era di governo con chi si sarebbe dovuto governare, con il PD? E la prospettiva della sinistra arcobaleno era di fusione o di federazione? Insomma quale proposta stavo portando agli elettori? Il risultato lo conosciamo. Un disastro. E mi pare che si stia ripartendo con le stesse ambuguità e le stesse indeterminatezze. Francamente non mi frega nulla dei simboli. Se devo avere dei voti solo perchè i vecchi mi votano per una questione di abitudine, beh che si fottano. Mi piacerebbe che ci fosse la possibilità di discutere delle cose, non delle persone. Su questo però sono convinto che sia impossibile farlo se non si cambia la classe dirigente. Chiedo che i responsabili politici di questo disastro si tolgano dalle palle. Sono vecchi e non capiscono un cazzo. Insomma chiedo ai vari Diliberto, Mussi, Giordano, Cento, Ferrero ecc.. di smetterla di dirmi cosa bisogna fare. Parliamo di ricostruzione ma, per favore not in my name. Lasciatemi lo spazio di dire cosa penso e come uscirne. Personalmente mi piacerebbe provare a ridefinire la nostra piattaforma programmatica partendo da una relazione con i movimenti e i gruppi che sono naturalmente il nostro bacino elettorale. In questo bacino includo anche il movimento di Grillo, spesso vissuto dai nostri come antagonista. Io non lo credo, anzi credo che tra quelle persone ci siano molti con i quali si possa costruire insieme. Spesso ho sentito dire che ci aspetta una lunga traversata nel deserto. Proprio per questo vorrei essere leggero, uscendo quindi da quelle pastoie di gestione  che ultimamente sono state vissute, e non solo dagli esterni, come compromissioni e clientelismo.

Basta, ripartiamo dagli ultimi, facendoci ultimi.

  

post elezioni: not in my nameultima modifica: 2008-04-20T12:10:00+02:00da saturninoz
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