ancora sul 15 ottobre

 blocco nero notav.jpg

Continua il dibattito ( e come poteva essere diversamente) sui fatti di sabato 15 Ottobre.

Ci sono due commenti che mi hanno colpito e sui quali vorrei dire la mia. Il primo lo trovate qui e si intitola “Io amo i Blak Block” .

Dopo una lunga e condivisibile analisi, con qualche punta di razzismo alla rovescia per gli olandesi, arriva alla dichiarazione che bisogna amare i blak block in quanto sintomo inevitabile della malattia che vive la nostra società e che anzi dobbiamo essere contenti della loro presenza che ci segnala indubitabilmente quanto ci sia da fare. Insomma come se si dovesse essere grati alla febbre quando c’è il morbillo o al pus quando c’è una ferita.

Bella immagine, niente da dire. Cristiana, col suo abbracciare l’ultimo, il diverso, l’alieno.

Col tentativo, anche riuscito, di una ecumenica condivisione in cui tutti riacquistano ruolo e funzione. In questa visione ognuno può dire come una jessica rabbit “mi disegnano così”.

Certo la febbre e il pus sono utili, in natura. Segnalano e provano a dare una risposta ad un malanno, ad una infezione.

Epperò se non curati, se non contenuti, danno effetti che sfuggono alle cause. Per troppa febbre si muore, e per troppo pus arriva una cancrena.

Apprezzo il tentativo, ma mi pare che ci si dimentichi di quanto la storia ci insegna. Tutti i movimenti precedenti (il 68, il 77, genova) sono stati distrutti dalla violenza.

L’utilizzo della violenza porta inevitabilmente a perdere di vista il progetto per concentrarsi sul metodo. Insomma la febbre va curata, non abbracciata. Il pus va spurgato, non coccolato.

E se si vuole davvero costruire qualcosa di diverso da quanto ci ammorba, dal real problem che abbiamo di fronte, si deve essere diversi da lui, si deve immaginare un futuro non uguale a questo presente di sopraffazione e di distruzione.

Il secondo intervento che vorrei segnalare è quello di uno che rispetto profondamente. Marco Revelli, con un intervento qui.

Il buon Revelli fa un’operazione che francamente mi lascia molto perplesso. Nel cercare di staccare il giudizio negativo sui fatti di roma dalla vicenda tav (sacrosanto) compie un passaggio che definire acrobatico è poco.

Inizia mettendosi nei panni di un manifestane indignados, immaginandosi il suo pensiero che riassume così: “sono infuriato con questi signori che combattono una loro guerra personale e usano per questo le manifestazioni di massa. Mi riferisco a quel “nucleo duro” che è andato a Roma per fare la propria guerra

Sta cioè parlando del 99% dei manifestanti, dei trecentomila che hanno manifestato con intenzioni non violente, non per prendersi i luoghi del potere ma per affermare la propria protesta, la propria proposta, contro quell’1% che se ne è fregato di lui, della sua proposta, delle sue modalità di manifestare, comuni a tutte quelle svoltesi nel mondo, senza eccezione alcuna.

Ecco qui c’è la piroetta, il salto mortale, la furbata. Con poche parole quel 99% diventa il male, diventa come la finanza mondiale.

Come quell’1% che dice di combattere.

Lo diventa perchè non apprezza l’essere stato usato dall’1% che a questo punto, per ovvia trasmutazione, diventa il 99%.

Quello buono, quello che ha ragione, quello al quale si deve garantire libertà di espressione e di presenza, pena l’essere uguali ai nani di ginevra, ai gestori di hedge found, alle BCE sparse nel mondo.

Verrebbe da saltare in piedi e, lanciando il cappello in aria, gridare alla francese “BRAVO’!” per la controrsione logico/semantica.

Caro Revelli qui chi ha prevaricato e pensato solo ai propri interessi ed obiettivi è quell’1% (uguale, guarda caso, al blocco finanziario che tiene in ostaggio il mondo) di cascomuniti che hanno deciso di far valere i propri muscoli su tutto e tutti, ed in particolare su coloro che li ospitavano.

Viene in mente la storia dello scorpione e della rana, sperando di non fare la stessa fine.

Un’ultima cosa, voglio dire a Revelli. Che i media, la polizia, i politici di merda che vogliono fare il tunnel alla maddalena usassero gli scontri di Roma per attaccare il movimento No Tav era facilmente prevedibile. Meno che fossero gli stessi ambienti antagonisti a fornire materiale per questa replica di tante storie del passato.

Io ho letto in diversi siti la vanagloria di molti novelli Rebels vantare i fatti di Roma e fare espliciti richiami alla Val Susa.

Rivolga quindi il suo accorato appello a coloro che pensano di essere le avanguardie di un mondo  di sogno, che non esiste, e che se esitesse sarebbe un incubo.


ancora sul 15 ottobreultima modifica: 2011-10-18T12:55:00+00:00da saturninoz
Reposta per primo quest’articolo

4 pensieri su “ancora sul 15 ottobre

Lascia un commento