E lo chiamano Partito.

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Con la vicenda Lassini il PDL dimostra, in modo plateale, che non è un partito. O per lo  meno che non è un partito democratico.

Ricapitoliamo: a Milano Lassini (almeno questa è la versione ufficiale, ma non si escludono sviluppi) fa attacchinare dei manifesti che equiparano i magistrati alle Brigate Rosse.

Grande scandalo, reazioni indignate. Napolitano interviene, assieme a Alfano, Schifani, Fini. Tutto il partito della Libertà si esprime a censura dell’atto, definendolo pesantemente.

Tutto, meno Berlusconi.

Anzi il presidente del Partito smentisce le tre cariche  dello stato e manifesta la sua vicinanza a Lassini. Insomma “io sono io e voi non siete un cazzo” rivolto a tutti, con la novità che non è più solo rivolto all’esterno del suo partito, ma anche al suo interno, a tutti coloro che si erano osati manifestare, almeno a parole, vicinanza ai magistrati.

Insomma la linea è chiara e chi sgarra paga. Paga Tremonti, reo di essere rimasto in silenzio sulle vicende giudiziarie del Premier, morso alle caviglie dai fedelissimi che èper l’occasione si sono inventati un nuovo insulto: Socialista.

Un partito a disposizione, quindi, tenuto insieme dalla paura e dai pretoriani della cominicazione, mentre si cerca in ogni modo di evitare che il paese possa esprimersi, attreverso delle votazioni. L’attacco ai referendum, oltre che nelle ragioni di merito, è anche una manifestazione dell’estrema difficoltà di questa maggioranza nel confrontarsi con le urne, quando non riesce a manipolarle.

E su questo si va modellando la struttura statale, con richieste di modifica tese a concentrare il potere nelle mani di un Berlusconi sempre più golpista, nelle parole e nei fatti.

In questa situazione è quindi chiara la domanda alla quale Asor Rosa aveva provato, qualche giorno fa a dare una risposta: di fronte ad un attacco da parte di una parte politica non democratica, che risposta bisogna dare? E’ possibile affrontare questa sfida solo all’interno delle norme democratiche?

Qual’è la mossa del cavallo che ci può portare fuori da questo blocco istituzionale? Dobbiamo trovare una risposta, e in fretta, rima che la situazione diventi incontrollabile.



E lo chiamano Partito.ultima modifica: 2011-04-22T16:09:23+00:00da saturninoz
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6 pensieri su “E lo chiamano Partito.

  1. La risposta? Potremmo averla se solo non avessero in questi ultimi anni distrutto qualsiasi sentimento di democrazia e di indignazione nel nostro Paese. Sono convinto che in qualsiasi altro Stato la gente si sarebbe mobilitata in massa da anni e per molto meno rispetto a quello a cui stiamo assistendo noi. Ricordo quando in Inghilterra un ministro si dimise perchè era stato scoperto che aveva comprato due dvd (due dvd!!!) caricando la spesa sul conto pubblico. Da noi i parlamentari vengono condannati per collusioni mafiose e sembra che la cosa non abbia alcuna importanza. Da noi i rappresentanti delle istituzioni esprimono ogni santo giorno il disprezzo per le stesse istituzioni, la magistratura in primis, togliendo loro credibilità e rispetto e portando così la gente ad abituarsi a questo clima di continue dimostrazioni di condotte vergognose. Ministri della Repubblica che prendono a calci i giornalisti, che eludono ridendo le domande che vengono loro rivolte, che vengono eletti con i voti di un partito e che senza alcuno scrupolo passano per evidente convenienza personale ad altri partiti, che senza ritegno trascorrono la maggior parte del loro tempo lavorativo studiando e cercando di far approvare leggi fatte apposta per superare problemi e guai giudiziari o economici in cui il potente di turno si trova coinvolto… Nessuna dignità. E il problema è che mi sembra siamo assuefatti a questo modo di fare….
    PS Grandissima foto!!!

  2. c’e’ pieno di dittatori in italia , per questo il maestro rimane al governo anche se la maggior parte delle persone non lo desidera piu’ ^
    la colpa ? e’ dei magistrati di sinista che hanno fatto cessare i bunga bunga !!!!
    se non ci sarebbero state le intercettazioni comuniste chissa’ a quest’ ora dov’ era il mio maestro !!!!!

  3. epoi , epoi , il mio maestro c’ha qualcosa che neanche voi c’ havete , e nemmeno io pero’ c’ ho’ ì
    cosa ? ma la casa di cura !!!!!!!
    li dentro succedono tutti i miracoli che si vuole , ma’ sara’ forse l’ alimentasiu’ ? saranno forse gli alimenti sacri ?

  4. e’davvero cosi’
    ma secondo me’ se il nostro presidente avesse voglia di andare in india con vestiti tradizionali , dopo poco tempo , sicuramente lo scambiano per un maestro , almeno per qualche ora , poi molto meno ^
    in india avere grandi orecchie significa essere una vecchia anima , quindi un maestro ^
    sinceramente ha delle splendide orecchie , solo che e’ il cervello che non regge ^
    insomma sono profondamente deluso dal cervello del presidente ^

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