Con Vik, per sempre.

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“Aveva le mani legate dietro la schiena, e giaceva supino su un materasso”

Queste parole, dette da chi è andarto a riconoscere il corpo di Vittorio, mi continuano a rimbalzare nella mente, mentre cerco disperatamente di vivere il solito quotidiano.

Mentre saluto i colleghi a lavoro, parcheggio la macchina, compero il giornale. Il cielo è grigio e da ieri è tornato il freddo, ma in realtà galleggio su queste stronzate, con il corpo di Vittorio steso di fronte, in un appartamento di una strada del più grande lager del mondo, perfettamente descitto dalle parole di Vik.

Con lui avevo scambiato qualche commento in rete, grazie alla sua straordinaria voglia di comunicare, al suo essere vero e presente nelle cose, nel cercare di spiegare di raccontare, di testimoniare.

Non posso dire di averlo conosciuto, probabilmente ero solo una riga sullo schermo, petulante nella mia ignoranza.

Ma lui mi aveva sempre risposto, gentile e preciso, come se davvero le mie domande fossero importanti.

E adesso è supino, le mani legate, la vita spezzata. Una vita dedicata alle sue idee, vissute e tradotte in azione, in cose, in pratiche.

“Non chiamatemi poveretto, muoio per un’idea” sono le parole di un partigiano poco prima di essere fucilato dai nazifascisti, durante la resistenza. Non posso non vederle presenti anche in questa storia, in questa drammatica storia. E non per giustificarla. La sua morte resta una schifosissima tragedia, una insensata soluzione, una maledetta normale testimonianza dell’infinita stupidità degli uomini.

Ma quelle parole e la vita di chi le ha pronunciate, come la vita di Vittorio, mi costringono a riflettere sulla mia, di vita.

Su quanto anch’io sia responsabile delle cose del mondo e di come sia chiaro che si può e si deve fare quello che serve per non dover vedere più queste cose.

Non posso credere che Vittorio sia morto solo per la folia di un gruppo di pazzi. In questo periodo stanno cercando in tutti i modi di buttare fuori i pacifisti stranieri da Gaza perchè sono scomodi per tutti.

Probabilmente qualcosa arriverà, e sarà terribile, come sempre da quelle parti. Per questo è importante non lasciare soli quelli che ancora sono lì, quelli che come Vittorio pensano che si deve fare qualcosa.

Per restare umani.

Con Vik, per sempre.ultima modifica: 2011-04-15T11:56:09+00:00da saturninoz
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3 pensieri su “Con Vik, per sempre.

  1. mi sono passati tanti pensieri per la testa, ieri: non tutti positivi o carini.
    Mi chiedevo il senso di certi sacrifici, di molte battaglie, del tempo speso, dei dialoghi senza risposta, dei canti per la libertà (innanzitutto la mia libertà di levare la voce al Mondo)…
    appunto, di fronte ad un corpo senza vita, con un fil di ferro al collo.
    Ieri ero in pieno sgomento, Satù.

    Poi stamattina. sentivo la mia radio (e già c’era un bel perchè, in questo irrinunciabile rito) e, tra le voci, ho sentito questa citazione
    “Non chiamatemi poveretto, muoio per un’idea”
    la stessa che riporti tu nel blog
    e mi sono commossa.
    Il cammino non s’interrompe. L’Utopia non muore. C’è sempre qualche buona anima e molti Saggi che porteranno avanti il Giusto. Nonostante tutto.
    E ritrovare quella frase nel tuo post, ora, mi ricorda quanti Fratelli meravigliosi stanno intorno a me.
    Il pianto per Vik, adesso, è meno disperato. E meno solo.

  2. #saamaya

    il dolore per la perdita di Vik è, per me, quasi fisico. Mi sembra che abbiamo ucciso una parte di me. Quella che è in giro per il mondo a fare cose, quella che mi aiuta, nella mia pochezza, a sopportare l’angoscia di un mondo tremendo.
    L’hanno ucciso nell’unico modo possibile, perchè non ci sarebbe stato proiettile abbastanza grosso per fermare il suo cuore. Hanno voluto fermare la sua voce, il suo respiro, il suo alito sul mondo. Ora ci tocca essere noi a soffiare a far sentire al mondo che la libertà non si può far tacere. Per Vik, ma sopratutto per noi.

    un abbraccio, dolce vento

    Massimo

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