guerre a la carte

 

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A sentir gli intellettuali parlare della guerra libica c’è da restare straniati. E’ tutto un susseguirsi di aggettivi e di sottili distinzioni.

Guerra giusta, sbagliata, inopportuna, forzata. E per giustificare l’attuale giudizio, questi fini pensatori del danno collaterale, della strage umanitaria, dell’interesse nazionale compongono delle classifiche tra i conflitti del passato, dove l’uso del linguaggio dimostra la profondita del baratro dal quale pontificano.

E’ di questa mattina la dichiarazione di uno di questi tuttologi da postribolo mediatico che diceva testualmente “la guerra del Kossovo mi piace, sulla in Irak un poco meno. Bella quella con l’Afghanistan” e via di questo passo, con guerre che passano da giuste o ingiuste a belle o brutte.

Una conversione dal piano politico a quello estetico, un trasformismo epistemiologico estremamente indicativo di quanto, a questi signori, delle morti e dei massacri importi poco, e che l’unico punto rimane il loro gradimento, la loro soddisfazione, il loro PIACERE.

C’è da vederli, seduti nell’ennesimo talk o in un TG mentre il conduttor/cameriere gli chiede: “Come la vuole questa guerra? prende il menù della casa o la preferisce a la carte?

Nella società dell’immagine non ha più importanza la sofferenza o la giustizia di quanto avviene, ma come questo viene rappresentato.

Prendo ad esempio l’infame vicenda di Lampedusa: una crisi provocata ad arte da chi dovrebbe risolverla e che invece fa di tutto per acuirla ritardando i soccorsi, diventa l’asse portante della visibilità politica dello stesso partito che la provoca, attraverso l’estetica dell’invasione, la rappresentazione costruita del pericolo clandestino.

Mentre i fini professionisti dell’informazione e i politologi da barnum discutono e disquisicono del nulla (le guerre sono tutte sbagliate, e farle vuol dire che non si è difeso l’interesse nazionale, che è la pace) l’obiettivo di chi comanda oggi nel paese è raggiunto, con la vittoria della paura e con la trasformazione della politica a luogo dell’istinto e del basso ventre.

Che poi si manifesti in un bungabunga o in paura poco cambia, l’importante è che stia lontana, la politica, dal cervello.

 

guerre a la carteultima modifica: 2011-03-29T11:09:00+00:00da saturninoz
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Un pensiero su “guerre a la carte

  1. Ma…tieni ancora accesa la televisione?

    Mi levi una curiosità? chi diavolo è il cazzone che parla di guerra “bella”?

    Lo si potrebbe mandare dove sono seppelliti i 5 morti di Belgrado, morti sotto le “belle bombe”…ops…volevo dire, mandarlo a tenere compagnia ai 5 mila morti.

    Buon pomeriggio Satù ;-))

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