18/10/2011

ancora sul 15 ottobre

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Continua il dibattito ( e come poteva essere diversamente) sui fatti di sabato 15 Ottobre.

Ci sono due commenti che mi hanno colpito e sui quali vorrei dire la mia. Il primo lo trovate qui e si intitola "Io amo i Blak Block" .

Dopo una lunga e condivisibile analisi, con qualche punta di razzismo alla rovescia per gli olandesi, arriva alla dichiarazione che bisogna amare i blak block in quanto sintomo inevitabile della malattia che vive la nostra società e che anzi dobbiamo essere contenti della loro presenza che ci segnala indubitabilmente quanto ci sia da fare. Insomma come se si dovesse essere grati alla febbre quando c'è il morbillo o al pus quando c'è una ferita.

Bella immagine, niente da dire. Cristiana, col suo abbracciare l'ultimo, il diverso, l'alieno.

Col tentativo, anche riuscito, di una ecumenica condivisione in cui tutti riacquistano ruolo e funzione. In questa visione ognuno può dire come una jessica rabbit "mi disegnano così".

Certo la febbre e il pus sono utili, in natura. Segnalano e provano a dare una risposta ad un malanno, ad una infezione.

Epperò se non curati, se non contenuti, danno effetti che sfuggono alle cause. Per troppa febbre si muore, e per troppo pus arriva una cancrena.

Apprezzo il tentativo, ma mi pare che ci si dimentichi di quanto la storia ci insegna. Tutti i movimenti precedenti (il 68, il 77, genova) sono stati distrutti dalla violenza.

L'utilizzo della violenza porta inevitabilmente a perdere di vista il progetto per concentrarsi sul metodo. Insomma la febbre va curata, non abbracciata. Il pus va spurgato, non coccolato.

E se si vuole davvero costruire qualcosa di diverso da quanto ci ammorba, dal real problem che abbiamo di fronte, si deve essere diversi da lui, si deve immaginare un futuro non uguale a questo presente di sopraffazione e di distruzione.

Il secondo intervento che vorrei segnalare è quello di uno che rispetto profondamente. Marco Revelli, con un intervento qui.

Il buon Revelli fa un'operazione che francamente mi lascia molto perplesso. Nel cercare di staccare il giudizio negativo sui fatti di roma dalla vicenda tav (sacrosanto) compie un passaggio che definire acrobatico è poco.

Inizia mettendosi nei panni di un manifestane indignados, immaginandosi il suo pensiero che riassume così: "sono infuriato con questi signori che combattono una loro guerra personale e usano per questo le manifestazioni di massa. Mi riferisco a quel “nucleo duro” che è andato a Roma per fare la propria guerra"

Sta cioè parlando del 99% dei manifestanti, dei trecentomila che hanno manifestato con intenzioni non violente, non per prendersi i luoghi del potere ma per affermare la propria protesta, la propria proposta, contro quell'1% che se ne è fregato di lui, della sua proposta, delle sue modalità di manifestare, comuni a tutte quelle svoltesi nel mondo, senza eccezione alcuna.

Ecco qui c'è la piroetta, il salto mortale, la furbata. Con poche parole quel 99% diventa il male, diventa come la finanza mondiale.

Come quell'1% che dice di combattere.

Lo diventa perchè non apprezza l'essere stato usato dall'1% che a questo punto, per ovvia trasmutazione, diventa il 99%.

Quello buono, quello che ha ragione, quello al quale si deve garantire libertà di espressione e di presenza, pena l'essere uguali ai nani di ginevra, ai gestori di hedge found, alle BCE sparse nel mondo.

Verrebbe da saltare in piedi e, lanciando il cappello in aria, gridare alla francese "BRAVO'!" per la controrsione logico/semantica.

Caro Revelli qui chi ha prevaricato e pensato solo ai propri interessi ed obiettivi è quell'1% (uguale, guarda caso, al blocco finanziario che tiene in ostaggio il mondo) di cascomuniti che hanno deciso di far valere i propri muscoli su tutto e tutti, ed in particolare su coloro che li ospitavano.

Viene in mente la storia dello scorpione e della rana, sperando di non fare la stessa fine.

Un'ultima cosa, voglio dire a Revelli. Che i media, la polizia, i politici di merda che vogliono fare il tunnel alla maddalena usassero gli scontri di Roma per attaccare il movimento No Tav era facilmente prevedibile. Meno che fossero gli stessi ambienti antagonisti a fornire materiale per questa replica di tante storie del passato.

Io ho letto in diversi siti la vanagloria di molti novelli Rebels vantare i fatti di Roma e fare espliciti richiami alla Val Susa.

Rivolga quindi il suo accorato appello a coloro che pensano di essere le avanguardie di un mondo  di sogno, che non esiste, e che se esitesse sarebbe un incubo.


17/10/2011

53 anni

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Ho 53 anni. Per questo, secondo la vulgata attuale del "se ne vajan todos" sarei da terminare come responsabile del disastro attuale. Qualsiasi cosa abbia fatto, è stata corresponsabile di quello che oggi stiamo vivendo, data la mia anagrafe.

Questi "nuovi soggetti sociali" capaci di "interpretare le modifiche della società" e che "utilizzano nuove forme di lotta", sono, a detta di eminenti intellettuali, una piazza della quale dobbiamo tenere conto, con la quale confrontarci, lasciando perdere i ferrovecchi del nostro secolo, per riuscire ad interpretare le ansie e le problematiche delle nuove generazioni che si esprimono in modalità sganciate dalla tradizione, anche perchè non si sentono rappresentati da nessuno dei vecchi schemi destra/sinistra, violenza/nonviolenza e perchè no sopra/sotto, dentro/fuori, prima/dopo, flik/flok.

Questi sono gli alti dibattiti che mi capita di seguire sui social.

Ed è vero, di fronte a cotanta ed approfondita intellighenzia io mi sento arretrato, incapace, inadeguto.

Che ci volete fare, io continuo a pensare che quando qualcuno si da come obiettivo l'esercizio della violenza è un fascita.

Che infilarsi in una manifestazione con l'obiettivo di usarla per scopi non condivisi dalla stragrande maggioranza dei partecipanti sia una schifezza, una porcheria già vista (vero, nel secolo scorso) che da sempre ha provocato la fine dei movimenti.

Nei miei 53 anni ho attraversato almeno tre situazioni di forte crisi e di grandi movinmenti. Ho vissuto la fine del 68, chiusa da bombe e dalla collaborazione di fasciti e servizi.

Ho vissuto il 77, chiuso dalle pistolettate in via de amicis, sull'onda di un'impossibile lotta armata.

Ho vissuto genova e l'altromondismo. spezzata dal rito degli assalti alle zone rosse, con l'incapacità di uscire dalle logiche militari.

La violenza è sempre stata il metodo di sterilizzazione dei movimenti, il modo per chiuderli, per mettere la mordacchia alle legittime proposte di cambiamento.

E vedere i soliti (perchè io li conosco, non raccontatemi balle, le teste quelle sono) che decidono di usare una manifestazione per la loro personale battaglia, prevaricando il 99% dei presenti, con lunico  obiettivo quello di spaccare tutto, mi fa dire solo una cosa.

Questo è fascismo. Che sarà un modo vecchio di vedere le cose, legato al secolo scorso, frutto della mio archologicità. Ma che ci volete fare, ho una memoria che va oltre la durata delle clip dei fatti di Londra, e, purtroppo,

IO RICORDO.

PS ma il risultato di "se ne vadano tutti" sarebbe "resto solo io"?

05/10/2011

Egregio Sig. Dimajo le scrivo sulla vicenda Wikipedia

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Egregio sig. Dimajo,
ho letto il suo articolo relativo alla vicenda Wikipedia e mi devo complimentare con lei. Ha detto bene. Vorrei però ampliare il suo ragionamento e segnalarle che, da quando si è provveduto a far leggere chiunque, i problemi son diventati ingestibili e la vita di ognuno ha subito danni esponenziali.
Le proporrei quindi di proporre, oltre alla chiusura di quella improvvida sequenza di volgari bugie che è wikipedia, la chiusura delle scuole, e dei corsi de dealfabetizzazione per il popolo, al fine di farlo tornare bue. In fondo è nelle nostre corde, e le vorrei ricordare come il "t'amo pio bove" sia presente nella nostra cultura.
Certo, questo comporterà (probabilmente) la chiusura di molti giornali, ma suvvia, un piccolo sforzo per il bene del paese lo potrebbe anche condividere anche lei. Che sarà mai.

Suo (ancora per poco)

Massimo Zesi

12/08/2011

Brucia, ragazzo, brucia

 

 

 

 

 

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London burning. Questa volta le fiamme sono arrivate nel cuore dell'impero, indisturbate e inopinate.

Come Alici nel paese delle meraviglie, i governanti hanno visto il bianconiglio col culo in fiamme attraversare il giardino di casa, increduli e sorpresi. "Cazzo, ma questi sono dei teppisti!" è stata la prima risposta di sociologi imbiancati, politici in  vacanza, giornalisti inbeddettati. Come se una rivolta fosse un pranzo di gala, come se la rabbia conoscesse il galateo, come se la disperazione fosse controllabile.

In un mondo che dalla caduta del muro ha visto il capitalismo arrampicarsi sul tetto del mondo,  inventandosi un'economia basata sul debito e sulla speculazione, la scoperta che qualcuno degli esclusi se può si fotte di tutto, getta nello sconforto quelli che hanno depredato miliardi di subprime, venduto titoli spazzatura, depredato popoli e paesi.

Dopo aver per anni sventrato coscienze e intelligenze, con la riproposizione pornografica di stili di vita basati sulla merce, i Candide che ci governano sono stupefatti dalla violenza di chi si gioca la vita per un paio di scarpe, per un palmare nuovo, per un plasma da 40 pollici.

Dopo aver escluso dal futuro almeno due generazioni con la mercificazione del lavoro e la precarizzazione dei destini, come avvoltoi disturbati durante il pasto, hanno alzato la testa dalla carogna che stanno spolpando, stupiti dalla presenza di questi indesiderati, non invitati rebels.

Nessuno che riconosca nei neoteppisti il proprio figlio, il proprio nipote. Nessuno che si ponga la domanda se quanto succede non sia il frutto avvelenato della stessa pianta, dell'aver costruito una schifosa idra finanziaria che svuota l'anima della gente, sostituendo il domani con l'immediato, con la roba, con l'unica cosa che è rimasta come valore.

Chiariamo allora, per gli svogliati scolari: questo è il capitalismo. Puro e semplice. Solo che se lo fanno i finanzieri è legale, se lo fanno i giovani è un furto. Sapevatelo

 

 

04/07/2011

OGGI ERO A CHIOMONTE

Pubblico volentieri quanto un amico ha scritto.

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Oggi ero a Chiomonte e ci sono arrivato dal forte di Exilles con la marcia NO TAV.
Voglio raccontarvi questa marcia, la mia marcia e la marcia di chi era con me, perché di questa marcia non vi parleranno le tv e i giornali controllati dal potere dominante, quello stesso che ha interesse a realizzare la TAV per spartirsene le bustarelle.
I media vi parleranno degli scontri, delle aggressioni agli agenti, delle infiltrazioni dei black block europei perché chi controlla quei media ha l’interesse a parlare del rumore dell’albero che cade anziché del suono della foresta che cresce. Perciò portare l’attenzione sugli scontri come se fossero l’unica cosa degna di nota servirà a non dire quanta gente ha veramente partecipato, quanti valligiani sono saliti a Chiomonte, quante persone si sono mosse anche da fuori regione per dire NO a questo progetto. Parlare delle azioni dei violenti serve a non riconoscere che ci sono molti più non violenti contrari al progetto che stanno lottando da 22 anni. Da 22 anni…è un eufemismo dire che qualcuno adesso può spazientirsi, io parlerei di legittima incazzatura.
I media vi parleranno dei boschi incendiati dai manifestanti e non diranno che sono andati a fuoco a causa dei lacrimogeni tirati dalla polizia da sopra il cavalcavia dell’autostrada sulla gente sottostante insieme a pietre, bottiglie e altri oggetti contundenti.
I media vi parleranno del discorso di Grillo che chiama “eroi” i manifestanti e delle reazioni compatte del resto del modo politico che definisce lui un eversivo.
Il solito bla bla bla.
Ma non è di questa marcia che voglio parlarvi, questa ve la cito per ricordarvi le balle che vi racconteranno. E’ vero che ci sono state delle aggressioni al sito da parte di manifestanti antagonisti ma non è vero che c’è stato solo quello né che si fosse lì solo per quello.
Io ha partecipato alla marcia con la mia compagna e mia figlia, quasi in testa al corteo, dietro gli amministratori e insieme alle famiglie con i bambini, sotto i palloncini colorati. Ho partecipato portando due cartelloni che avevo preparato, uno recitava “CHI A TAVANA ENVELENA FIN-A TI DISIE ‘D PIANTELA LI’!” che tradotto per chi non capisce il piemontese significa “chi fa tavanate (stupidaggini, cazzate) avvelena anche te digli di smetterla” e l’altro diceva “IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI NON HA BISOGNO DI TRENI CHE CORRANO VELOCI DENTRO BUCHI ALL’URANIO MA DI ETICA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE NATURALI ED ECONOMICHE, DI ISTITUZIONI CAPACI DI DIALOGARE CON I CITTADINI ANZICHE’ BASTONARLI, DI RISPETTO PER LA NATURA E LA DEMOCRAZIA E DI OCCHI CAPACI DI GUARDARSI”.
Ho incontrato con piacere diverse persone con cui intrattengo relazioni di lavoro, sono stato avvicinato da molte persone di età diverse che hanno fotografato i cartelli e me ne hanno chiesto la traduzione e quasi mi ha commosso una signora che ne ha ricopiato il testo.
Al nostro arrivo a Chiomonte abbiano ancora visto sfilare ininterrottamente le persone per le vie del paese per più di un’ora e mezza, stanche ma sorridenti, contente di esserci e di testimoniare il diritto a vivere in un paese che ascolti i cittadini e le loro ragioni.
Alla marcia ha partecipato una signora anziana che mi è stata indicata come un’eremita che abita in una grotta in valle. Quando Loredana, la nostra amica sindaco, l’ha avvicinata per ringraziarla della presenza lei ha risposto qualcosa come “E’ il Signore che mi ha detto di venire” e ha marciato sgranando il rosario, pregando e dispensando umilmente sguardi e sorrisi… in un silenzio concentrato e meditativo.
Ma i media non vi parleranno di lei, cercheranno la foto di qualche ragazzo col viso mascherato che alza una pietra in direzione degli agenti.
E così pure non vi diranno che una spedizione di Carabinieri e Finanzieri è intervenuta nei boschi menando indiscriminatamente tutti quelli che incontrava, al punto tale che la stessa gente delle borgate rendendosi conto dell’abominio che era in corso si è rivoltata aggredendo a loro volta questi agenti fino a catturarne uno, imprigionandolo e privandolo della divisa e della pistola. Questo agente è stato liberato non dai suoi commilitoni, ma dai ragazzi del centro sociale Askatasuna (proprio così!) che, per evitare il peggio si sono frapposti tra gli altri manifestanti e l’hanno riconsegnato, non illeso, ma almeno salvo, agli altri Carabinieri. Ma quei valligiani delle borgate hanno reagito ad un sopruso immotivato: ma con che diritto una divisa consente di picchiare chiunque ti capiti vicino?
Sul prato antistante la centrale bivaccavano famiglie con bambini per il ristoro del pranzo: sono state invase dai lacrimogeni e costrette a fuggire sui pendii o nel torrente.
Tra le vigne un contadino stava lavorando la propria, una di quelle “a rischio di estinzione” per via del progetto TAV e ha ricevuto un lacrimogeno in pancia tirato da un poliziotto.

Vi rendete conto del livello di tensione in cui dovrebbero gestire questo cantiere che la gente non vuole, lo ripeto la gente di quella valle non lo vuole. Lo stanno imponendo da 22 anni raccontando a noi che è necessario e che i contrari “sono i soliti quattro gatti anarchici”.
Questi invece sono a mio avviso “la migliore Italia erede dell’Italia partigiana” e la TAV “è una puttanata intergalattica” per usare le espressioni dei nostri civilissimi ministri.
La verità è che questa marcia è stata l’espressione di una accresciuta consapevolezza anche da parte di molte persone che finora sono rimasste più indifferenti, che non possiamo più accettare che un governo faccia ciò che vuole a scapito dei cittadini solo perché ha la forza della soggezione. Ed è questo che fa paura e di cui non parleranno volentieri. I referendum hanno scosso la tranquilla pasciutaggine di chi ha confuso il servizio ai cittadini con l’esercizio dell’abuso di potere ai danni dei propri elettori per conservare i propri privilegi. Movimenti come il NO TAV valsusino minacciano l’ottusa obbedienza a cui questi signori vogliono addomesticarci.
E’ per questo che trovo cosa buona e giusta partecipare, fare informazione e contro informazione, invitare a rendersi più consapevoli che quello che si sta giocando non è solo la realizzazione di una linea ferroviaria o la spartizione di qualche mazzetta miliardaria, né la possibilità di restare agganciati o meno all’Europa (che è un’altra delle tante bufale che ci raccontano tanto nel PDL quanto nel PD, in fondo anche nella sigla sono poco differenti), ma piuttosto il diritto di decidere della nostra vita, della nostra economia, della nostra salute e della possibile qualità di vita che consegneremo ai nostri figli.

Se non credete che queste mie siano balle scritte per indottrinarvi, se avete la fiducia e il coraggio di prenderle per una testimonianza vera, diffondetele ai vostri contatti.
Io non sono andato lì per agire violenza, non è il mio stile, ho fatto scelte non violente per la mia vita e ho allontanato la mia famiglia prima che potessero esserci pericoli per essa.
Ma lì ho assistito alla violenza agita da quelle forze e istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto dei diritti civili e che si sono comportate, come al G8 di Genova, come al presidio di Venaus, come in tante altre occasioni, come veri macellai. Lo hanno fatto per ordini superiori, perché viene loro insegnato che bisogna ubbidire all’ordine del capo e non alla propria coscienza.
Io obbedisco alla mia coscienza e metto a servizio le mie parole e la mia testimonianza perché questa verità emerga.

leviedelvento